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"Sono nato a Palermo. E già questo, è determinante. Era il 31 marzo del 1978,
mi
pare fosse un venerdì,
forse è per questo che odio i week-end.
Della mia infanzia non ricordo nulla, o
poco più.
Uno dei primi ricordi è la nascita di mia sorella Costanza, esattamente tre anni
dopo la mia. E poi i miei genitori, l’asilo, il mio amico Marco, e mia nonna Ida soprattutto.
Con la quale tra l’altro ho visto il primo film al cinema di cui serbo un minimo
ricordo,
il titolo era "Il gatto venuto dallo spazio", un caposaldo insomma.
Mi sembra che la mia sia stata un’infanzia normale, sana. L’infanzia di un bimbo
di una famiglia borghese;
non mi è mai mancato nulla. Anzi ho sempre avuto troppo, se posso.
Poi la scuola, l’istituto Gonzaga, una scuola di odiosi e odiati preti gesuiti
dei quali porto ancora le cicatrici addosso.
Otto anni di inferno dalla prima elementare alla terza media. A Palermo una
scuola come quella ti segna, a dir poco.
Subito dopo scappo al liceo classico Garibaldi, una scuola pubblica finalmente,
alla quale sono stato molto affezionato,
tanto da rimanerci per sei anni. Poco studio, quasi nulla, in quel periodo le
mie fisse erano la politica e la pallavolo,
anni bellissimi quelli in palestra e in pulmino con la squadra. Se rinascessi,
lo rifarei cento volte.
Dopo il liceo mi iscrivo alla facoltà
di giurisprudenza di Palermo, per rendermi conto, un paio d’anni
dopo, che del diritto non mi importava nulla, almeno di quel diritto che si
impara all’università.
Mi ritrovo così ventenne a Firenze dove studio alla memorabile facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, in via Laura, 48. Quelli di Firenze sono stati gli anni più importanti e più formativi della mia
vita.
A Firenze trovo una seconda famiglia: il collettivo politico di scienze
politiche.
Anni di battaglie e
grandi "canne", di confusione e di passione per la politica
attiva. Per le cose piccole e importanti. Milito inoltre nel centro popolare autogestito Firenze sud, il mitico CPA.
Un centro sociale di quelli veri,
che ha riabilitato, nel corso degli anni un quartiere difficile come
Gavinana, un centro veramente sociale,
che si occupava dei bimbi e degli anziani del quartiere e che si mobilitava in
massa per le cose che a mio avviso contano:
la giustizia, la libertà, l’antifascismo. Il diritto quello vero, insomma.
È a Firenze che ho i primi contatti con il cinema, prima al cineforum
dell’università,
poi più da vicino, grazie ad un’amicizia speciale con Carlo Virzì, leader degli
Snaporaz,
rock band molto vicina al cinema a partire dal suo nome (Snaporaz era
Mastroianni in molti film di Fellini). Gli Snaporaz erano inoltre autori delle musiche dei film dell’altro Virzì,
Paolo. Che incontro, grazie a suo fratello Carlo,
nel 2000 e che, di punto in bianco, mi trascina a Toronto, per girare il mio primo
film: My name is Tanino.
All’epoca abitavo in una fricchettonissima casa colonica nel chianti Fiorentino,
riscaldata con le stufe a legna,
dove pagavamo settantamila lire di affitto a testa (eravamo in sei mi pare).
In Canada mi danno una super suite. Lo stacco è piuttosto forte, direi. E la
folgorazione per il cinema pure.
Mi rendo conto sin da quasi subito che è ciò che voglio fare nella vita. Prima non mi era mai successo, non sapevo veramente cosa desiderassi fare “da
grande”. Non so cosa mi sarebbe successo senza quell’incontro, probabilmente mi sarei
laureato per fare poi
non so veramente cosa.
Vedi la vita, a volte. Così tutto è venuto abbastanza facilmente; sono un bimbo
fortunato, direi.
Mi trasferisco a Roma l’ undici settembre 2001, e non l’ho fatto apposta, giuro.
Franco Battiato, mi contatta per fare
il protagonista del suo film, così, senza nemmeno un provino.
Del film non ci capisco quasi niente (non c’è fretta, mi avrebbe detto Franco
anni dopo) finchè non lo vedo completo almeno una ventina di volte. È in quel periodo che
mi metto a scrivere,
che mi viene realmente voglia di raccontare delle storie, intervallando così il
mio lavoro da attore, a periodi di dolcissimo
far nulla, nei quali provo a mettere in piedi dei progetti miei, che invece in
piedi non ci sono stati mai.
Chiedo così a Paolo Virzì di poter essere suo assistente sul film
Caterina va
in città,
e guardo così il set dall’altro lato, scoprendone ancor di più il suo fascino.
Nel 2005, riesco a convincere un incosciente e coraggioso produttore, a
finanziarmi un documentario
sulle donne di Favignana,
Isola Femmina.
Il mio primo lavoro da regista, e al momento anche l’ultimo. Ma non c’è fretta diceva il maestro, no?" |